Il giorno sprofondava nella sua dolce fine, una tiepida notte sovrastava la città.
Luke, terminata da poco la lunga sessione di lavoro serale, scollegò il casco e la pneumoassistenza. Lasciò la postazione di lavoro per raggiungere quella di gioco incastonata nella corta parete di ingresso e il terminale a muro.
Il suo terminale era un modello di qualche anno prima ma ancora validissimo. Luke, come tanti altri, in quel momento, era interessato a se stesso, più che ad ogni altra cosa.
L'apparecchiatura, i circuiti elettronici organici, lo avvolgevano come un grande utero tiepido e fremente di bit.
La stanza era buia, una luce fioca, giallognola, illuminava le pareti rugose della camera, il gioco iniziò. Lì, come in migliaia di altre stanze.
L'home iniziale era banale ma famigliare e Luke iniziò quasi controvoglia a cliccare il primo link iniziando la surfata.
Veterano del gioco, aiutato dalla flebo intramuscolo, oltrepassò presto e facilmente le prime schermate, stimolazioni visive per la maggior parte, quelle che preferiva.
Ragazze dai corpi nudi e semplici, spaventosamente belle nella loro normalità impressionavano sempre più velocemente lo schermo e la retina di Luke.
Al crescere dell'eccitazione la mente trovava sempre più difficoltà nella scelta dell'immagine successiva, i primi fake, alcune strademorte.
Ogni hotlink caricato in maniera corretta era un traguardo, la ricerca era nel pieno del suo ritmo, del suo svolgimento. Frammenti video, ecco la strada giusta, si aprirono nuovi percorsi.
Luke dominava ogni sensazione vera, digitale o solo immaginata...
Ecco finalmente il varco,
la cernita.
Si stringe il campo di dominio.
Una, due, tre scelte,
ingradisci e appiana.
Il processore lavorava alacremente innalzando piacevolmente la temperatura di tutta la postazione, la flebo è termina con un breve brivido.
Ogni processo chimico raggiunge il punto giusto, ogni sensazione lavora all'unisono con il resto.
Si fonde la stanza, il ronzio delle ventole diventa un brivido, si amplifica, cambia frequenza.
Il piacere puro,
il piacere puro dilaga avvolgendosi sull'ultima immagine,
nessun vincitore,nessun vinto. Tutto si fonde.
La retina occlusa non vede lo schermo che comunque è già tornato in nero.
Un relè scatta e anche la fioca luce gialla si spegne, il buio avvolge Luke, nel suo cervello egli domina la luce.
Essa ora è dentro di lui, totalemtne assoggettata al suo volere.
Egli cavalca quei lampi allo stesso modo dei bit appena abbandonati ,
fonde ogni traiettoria fino a sfiorare l'impensabile...
Ricade indietro Luke, gioco fermo,
gamer over, finito, non fallito.
Passano alcune ore, quasi addormentato lì dentro, in quel cubicolo tiepido.
Un'altro frammento della verità gli è stato rivelato, quanta fatica per averlo, impossibile da immaginare, senza quel lavoro.
Avviato il processo di stand by inserisce la solita flebo di tranquillante.
La macchina veglia ora sul corpo di Luke, inserito in quello stato amniotico ed addormentato.
Dorme e sogna i sogni che domattina non ricorderà.
Addio
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