Della vita sono schiavo silenzioso, forse tu, lo sei come me
intrappolato in questo Amore senza senso,
sei padrone di dolore,
un dolore che compiace e ti spinge a cercare nuovi traguardi,
obbiettivi di vita e di sesso,
da solo e con gli altri
cammini su un prato sfiorito e minato da ricordi e giudizi,
fanciullo bloccato nella grammatica di vita ti scuoti confuso.
Non lacrimo da troppo tempo rinchiuso da me stesso,
dentro mi nascondo veloce ogni volta che mi punge,
spinoso il reale mi trova ovunque,
per sempre condannato, da me stesso costretto, il me che non controllo
opera nell'oscuro dolce mondo dissanguato,
evasione morale rincorro o forse da statico pretendo,
con ipocrisia, questa continua rima stonata,
si ripete, questa fottuta rima stonata.
Progressiva speranza sopravvive e si adatta
allo stato d'animo interiore che svanisce,
scompare tra i sensi labili e confusi
di una vita che si scioglie
nell'inerzia progressiva
di un mondo che sfugge,
solo e dimenticato.
Addio
domenica 18 febbraio 2007
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