A volte mi fermo a pensare, anzi, sono sempre fermo,
semplicemente comincio ad elaborare i dati del quieto vivere, soffrire, esistere.
Le dita picchiano piano sulla tastiera, il corpo, stanco, implora riposo, la mente,
sempre attiva, invoca vendetta.
Bisogno di scrivere, comunicare, raccontare, non importa la forma, paragrafi slegati,
bisogno irrequieto e necessario.
Ancora un a capo,
ancora un altro,
la vita che scorre senza lasciarmi la possibilità di graffiarla, modificarla, renderla mia.
Eppure Lei è lì, la gioia si trova dietro quella linea oscura che appena intravedo,
potrei ma non voglio farla mia o forse, voglio e mi è impedito da qualcosa al di sopra, qualcosa che,
neppure io, riesco a ghermire.
Il paradiso sembra un po' più vicino.
La nebbia cade sulla vista, brividi attraversano il corpo,
Lei è lì, in flash sempre più lunghi, più definiti, unico desiderio: L'Amore,
per una volta, solo una volta, chiedo il permesso di provare, costruire, essere normalizzato.
E invece ricado nel mio solito ottimismo, unica vera ragione di vita.
La speranza e l'illusoria certezza di un giorno migliore m'inebriano,
ma la parte razionale di me li rifugge.
Senza inizio nessun cambiamento si compie,
ed io, non posso pretendere di cambiare il destino e la realtà senza iniziare a modificarli davvero.
Fuggo in questo corridoio buio e piango, solo moralmente ma piango.
Rileggo il percorso e non conosco l'arrivo,
ogni cosa che immagino esiste solo nella mia mente, ogni cosa che mi fa paura si concretizza ma
si materializza sotto comportamenti materiali intangibili e scoordinati.
Vivo diviso nelle immagini diverse di me che giacciono nel pensiero degli altri.
Gli altri...
Già...
gli altri.
Esisto per loro,
sono unico mio vivere, unico mio essere, solo esistere.
Solo, parola studiata e sofferta.
Bisogno e schifo di essere massa, insieme, tuttuno.
Ancora queste frasi slegate, ancora questo male di vivere e queste speranze che si rinnovano poco prima di estinguere le precedenti, similari, illusioni.
Una melodia senza un senso apparente scorre nel suo ritmo monotono...implodo.
Lei è lì, sempre presente, in quell'angolo di me,
quella piega in cui ripongo positivi silenzi e coincidenze favorevoli,
solo questo la mia gioia, favorevoli coincidenze,
che ora, all'alba della ragione, svaniscono lente, dissolvendosi piano.
E il disagio aumenta, senza senso,
stressando ed irritando il lettore che, stanco a sua volta,
ne vuole la fine,
l'ultima riga,
l'ultimo respiro.
E così mi ritrovo a sperare nell'alba della nascita di un essere che mai verrà,
perchè la vita non regala,
e conquistare mi è impossibile,
senza forze cado stremato dal mio pensiero contorto ed intasato da sofisti gomitoli morali.
Continuano ad allungarsi queste frasi, flettendosi solo alla fine,
sotto il peso del pensiero stesso che, diventato concreto, assurge a nuovo metro di valutazione morale.
Faccio fatica a vedere un orizzonte libero e chiaro eppure vi corro incontro
e rincorro affannato gli altri miei compagni credendoli amici.
Addio
lunedì 19 febbraio 2007
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