lunedì 19 febbraio 2007

Dust

Richard Dust aprì gli occhi lentamente, il sonno lavava via. La vita riprendeva.
Appena le gambe glielo permisero, si alzò e come quasi ogni mattina, guardò il mondo al di fuori della finestra. Aldilà del vetro freddo il cielo era rosso, nuvoloso. Le previsioni meteorologiche, dalla radio appena accesa, preannunciavano l'arrivo di una tempesta di polvere fra due giorni.
Gli sarebbero bastati? Mentre se lo chiedeva buttò qualcosa da mangiare a Micio.
Micio non era un grande nome per un gatto, ma il suo gatto androide non sembrava farci caso.
Uscì di casa e si avviò verso l'acensore che lo condusse al duecentoquindicesimo piano, il parcheggio del condominio. Trovò il suo aeromobile al solito posto, vi salì e lo accese, faceva piuttosto freddo a quell'altezza, di prima mattina.

"è successo di nuovo" Disse fra sè, Dust "ieri sera sono andato ancora da lei, mi sono rifugiato ancora lì, come tutte le sere, da quanto...non lo ricordo nemmeno più".
Lei era la sua ossessione, era l'ossessione di molti in quella città. In quel mondo lacerato e pervaso dalla polvere. Si chiamava spezia, procurava piacere intenso anche se breve e rendeva dipendenti ma, almeno, pensava Dust, "non ti fotte il cervello come questa maledetta atmosfera, cazzo, me ne devo andare".
Decollò col pilota automatico e si diresse alla centrale di polizia in dowtown.
L'edificio che ospitava l'XV distretto di polizia di Pacific city non era molto dissimile dagli altri; un pezzo di storia in rovina, il colore sempre più simile a quello delle strade ricoperte di polvere grigio-gialla e facciate degradate punteggiate qua e la da qualche globo luminoso sintetico a ricordo dei lampioni.
Atterrò sull'ampio tetto ma non senza fatica, di giorno, specialmente di mattina presto, il distretto era un crocevia di aereomobili e come al solito ci si metteva un po' a trovare posto.

"Salve Dust!" esordì il vecchio portiere addetto allo sky roof. Un androide che dimostrava cinquanta anni, portati malissimo, vestito con un completo nero sgualcito, reso giallastro dalla polvere.
"Buongiorno B." contraccambiò Dust con un leggero sorriso, una volta sceso dall'aeromobile e avviandosi all'ascensore.
"Ha sentito della tempesta?"
"Chi non l'ha sentita! Dicono che sarà qui in due giorni, questa volta siamo fottuti" si fermò e si voltò verso l'amico.
"Eh eh eh, sempre di ottime previsioni il nostro capo poliziotto, dì, hai finito la spezia? Se vuoi ne ho un po qui..."
"No, grazie B. quella ce l'ho, è un biglietto per andarmene da qui che mi manca"
"Quello manca a tutti Dusty, quello manca a tutti..." abbassò lo sguardo, ricordi sintetici gli fecero contrarre i muscoli del viso, tristezza.
"Su con la vita B. non è la prima tempesta che ci tocca affrontare, sopravviveremo!" ora toccava a lui fare l'ottimista
"Io di questo son sicuro eh eh eh.." Il volto gli si accese, ora esprimeva serenità e sicurezza.
"Beh certo per te è tutta un'altra storia, anche se devi ancora spiegarmi cosa ci fai con tutta quella salvia che non vendi!".
"Beh, non ci crederai ma alcuni gangli nervosi del mio cervello rispondono ai principi attivi e per il resto...ci imbottisco i cuscini" disse ridendo.
"Questa poi!! A volte sai proprio stupirmi B. se non fosse che ho già il gatto.."
"Ah no! ancora con questa storia?! Io non sono un animale da divertimento!" urlo a Dust che ormai era sull'ascensore.
"Il problema è che non sei nemmeno un animale, B." disse Dust fra se, premendo il pulsante del cinquantaduesimo piano.

Qualche anno fa Richard Dust avrebbe passato la giornata in ufficio a compilare scartoffie e bere tazze di thè ma ora era diverso. All'inizio della sua carriera la guerra che sconvolse il novanta per cento del pianeta era appena terminata, tutti si sentivano sopravvissuti, miracolati o eletti ma non era così.
Soltanto a Pacific city morì il quaranta per cento della popolazione sopravvissuta alla guerra, perlopiù vecchi e uomini di mezza età, i meno esposti ai cambiamenti genetici indotti dalle polveri.
Il resto era tutta lì, Dust la vedeva ogni mattina dal vetro della sua finestra al duecentesimo piano di uno dei tanti condomini abitati per metà da esseri umani e per l'altra metà dalla polvere.


Addio

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