lunedì 19 febbraio 2007

Discussione

Aula magna della università, ore 8.00. la gente prende posto, una ragazza dai capelli neri si siede nelle ultime file.
Nel giro di mezz'ora l'aula si riempie e molta gente rimane in piedi, entra il rettore.
Il tema è scottante, centinaia di studenti del terzo anno non possono iscriversi al quarto a causa della riforma scolastica che prevede l'accesso agli anni successivi al terzo solo per chi abbia superato tutti gli esami dei primi tre e abbia raggiunto i necessari crediti.
Dopo una breve introduzione del Magnifico cominciano le discussioni, i dibattiti e i rimpalli.
Accuse e ironie da una parte, citazioni di articoli e cavilli dall'altra, gli studenti si alternano al microfono potato su e giù per l'aula da un non meglio precisato rappresentante degli studenti.
A parlare sono soprattutto gli studenti seduti nelle prime file, gli altri alzano la mano inutilmente nella speranza di essere visti. La ragazza dai capelli neri alza la mano ed esclama "voglio dire una cosa!".
Passa un'ora i rumori di fondo amplificano il loro volume, alcuni se ne vanno ma lasciano solo per poco il posto libero che viene rioccupato da quelli che erano in piedi.
Il dramma della discussione è all'apogeo, l'aria satura di anidride carbonica, la temperatura è salita dai 15 gradi iniziali ai quasi 22 gradi attuali. Alcune persone ormai se ne fregano della discussione e parlano coi propri vicini del più e del meno. La ragazza dai capelli neri tenta di seguire la discussione da quell'altezza, tenendo sempre il braccio alzato e ripetendo "voglio dire una cosa!".
Il magnifico lascia l'aula con la scusa di chissà quale appuntamento di lavoro, sale in cattedra il preside della facoltà interessata.
La disscussione ricomincia, parte dei discorsi provengono dalla sessione precedente, si aggiungono nuovi argomenti e riprende la bagarre. La ragazza dai capelli neri alza nuovamente la mano e dal fondo dell'aula ripete: "devo dire una cosa, devo dire una cosa!".
Il rappresentante degli studenti che prima portava il microfono in giro si è seduto, ha dato l'incarico ad una sua collega ed ora partecipa attivamente alla discussione.
La temperatura è salita di un altro mezzo grado, fuori invece c'è l'inverno, 5 gradi e nebbia.
La ragazza dai capelli neri alza la mano come ha fatto ogni dieci minuti nelle ultime due ore, non viene ascoltata.
La polemica fra gli studenti è al culmine, alla fine di frasi particolarmente scotanti seguono fischi e rumorose proteste, soprattutto dal fondo dove non giunge mai la possibilità di parlare.
La ragazza dai capelli neri ormai urla nella folla, la sua voce si mischia a tutte le altre, la temperatura sale, l'aria ha raggiunto l'umidità critica, sui vetri si forma condensa.
Molti visi dei primi banchi sono muti, guardano in su, in direzione dei rumori e dei fischi di maggiore intensità, la ragazza dai capelli neri ha ancora la mano alzata come molti lassù. La rappresentante degli studenti dice qualcosa di farfugliato al microfono poi comincia a salire i gradini, sale verso le ultime file.
La mano della ragazza dai capelli neri è quasi gelata per la difficoltà del sangue a scorrere nel braccio alzato, continua a ripetere "devo dire una cosa, devo dire una cosa!"
Il micorfono giunge a diversi ragazzi delle ultime file che si alternano a parlare, riaccendono discussioni, provocano nuove reazioni.
La ragazza dai capelli neri continua a tenere stoicamente il braccio alzato e con una voce costante e marcata ripete: "devo dire umna cosa, voglio dire una cosa!"
Il microfono e la relativa portatrice si fanno strada fra le file, danno la voce e la possibilità a parlare a molte braccia alzate.
"Voglio dire una cosa, devo dire una cosa!". Ripete ossessivamente la ragazza dai capelli neri, le pupille leggermente dilatate dalla stanchezza.
Il microfono le giunge inspettato, finalmente può parlare.
Silenzio.
Tutti gli sguardi verso di lei, alcuni accaldati, altri bianchi e incuriositi.
"Voglio dire una cosa" esclama la ragazza dai capelli neri facendo fischiare leggermente il microfono nel silenzio totale.
"certo signorina, lei ha diritto di parlare come tutti". Interviene il preside di facoltà.
"...questa è un'assemblea pubblica e come tale si avvale dell'intervento di tutti i partecipanti, chiunque può intervenire. Tutti hanno il diritto di dire una cosa" si rivolge a tutta la platea, il suo tono è solenne ma pacato, sicuro di sè, poi aggiunge, rivolgendosi alla ragazza dai capelli neri: "bene, signorina, cosa voleva dire?"
"Niente, solo questo" disse la ragazza dai capelli neri, risedendosi.


Addio

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